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2004 – Collateral

“We’re all insignificant out there in this big-ass nowhere…says the badass sociopath in my back seat”

 

A me Tom Cruise piace molto, quando non fa il melenso. Non mi è piaciuto neanche in Eyes Wide Shut. No.

Qui dà vita ad un bravo “cattivo” maniaco compulsivo , sociopatico e disturbato quel tanto che basta per condurre il gioco insieme al “buono” di turno, Jamie Foxx: un tassista sfigato maniaco della pulizia, che vivendo nell’illusione di poter un giorno cambiar vita si barcamena tra le vessazioni del suo capo e il mondo di balle che ha costruito per accontentare la madre.

La sfida tra i due non dice molto all’inizio, sembra una classica situazione “leone-gazzella”; però monta, cresce con il ritmo del film che aumenta: i campi che si restringono, la colonna sonora che via via ti martella sempre più fino a giungere ad un climax tipico per gli action movie di genere e qui reso molto emotivo. L’allievo si ribella, impara a rispondere e ad imporsi, dimostra di essere un uomo vero. Grande sceneggiatura, davvero belli i dialoghi che tra i due protagonisti all’interno del taxi, secondo me palese metafora dell’utero materno che protegge i due “fratelli mancati” dal mondo esterno, un mondo violento e gerarchico dove uno è costretto a prevalere sull’altro; distrutto il taxi, nasce l’uomo.

Michael Mann, intelligente produttore di successo e sceneggiatore navigato, quando decide di uscire allo scoperto e fare il lavoro sporco dietro le macchine dimostra, come in tutte le precedenti occasioni, di sapere il fatto suo e di conoscere il mestiere: è grazie alla sua formazione eclettica che riesce a fare emergere la personalità (più o meno profonda, certo) di ogni suo lavoro.

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