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2007 – Eastern Promises [La promessa dell’assasino]

“I can’t become king if someone else already sits on the throne.”

Allora,

io ho un rapporto conflittuale con Cronemberg; trovo alcuni suoi lavori tanto eccezionali quanto ad altri riservo un aristocratico ‘oVVendo’. Questo film mi è piaciuto. Molto.

È un crime freddo come l’entroterra russo, torbido come una vodka non filtrata e dalle tinte opache come il crepuscolo invernale quando c’è nebbia. La trama scorre pigra sotto un’incessante pioggia londinese, ma attenti, non tutto è come sembra.

L’intensità che ci si aspetta da un lavoro del regista canadese non tradisce le aspettative. La struttura narrativa è quella classica, quasi episodica, dei suoi film: costruzione e disfacimento, costruzione e disfacimento fino al consueto totale e forzoso distacco finale. L’impiego di un cast di attori con la ‘A’ maiuscola – pur riconoscendone la qualità, alcuni solitamente non mi fanno impazzire – ti fa Vivere nel profondo il senso di ricerca di un’identità che tutti sentiamo la necessità di avere. È questa quest, alla fine, il fulcro di tutto il film.

Non ho ancora visto il loro lavoro su Freud, ma penso che ormai si possa dire, senza timore di esagerare, che i prodotti del sodalizio Cronemberg-Mortensen si stanno avvicinando all’ottenimento delle certificazioni di qualità solitamente riservate ai vini più pregiati.

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