Ambientazione - Introduzione

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Astinus
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Ambientazione - Introduzione

Messaggio da Astinus »

Siamo nel 1296 A.D., manca ormai poco alla fine del XIII° secolo, e all’arrivo del Giubileo, nonché degli sconvolgimenti portati dalla rivelazione del viaggio mistico di Dante Alighieri (Pasqua del 1300) nell’oltretomba e nell’empireo.
Il Veneto, sede delle attività della Cronaca, viene da oltre 30 anni di assestamento, dopo il breve e sanguinario dominio del crudele Ezzelino da Romano, che, direttamente o indirettamente, era stato per un ventennio circa, il Signore assoluto di Verona, Vicenza, Bassano, Padova, Feltre, Belluno e Treviso.
“Ezzelino, nato il 25 aprile 1194, ereditò dal padre i territori di Bassano, di Marostica e di tutti i castelli situati sui colli Euganei. Già a venti anni aveva manifestato le sue speciali inclinazioni per la guerra, unite ad uno spirito di dissimulazione e di pazienza, straordinari per la sua età. Era inoltre resistentissimo ad ogni fatica, capace di affrontare impavido qualsiasi pericolo, freddo ed insensibile ad ogni spettacolo di pietà, intollerante di ogni freno e di ogni consiglio.
Grazie alle sue abilità politico militari, Ezzelino III estese il suo dominio su Trento, Belluno, Vicenza, Verona, Bassano, Padova e Brescia, creando una sorta di signoria. Dal 1225 al 1230 fu podestà e capitano del popolo di Verona. Inizialmente simpatizzante per la Lega Lombarda, per le delusioni subite Ezzelino si schierò però con l'imperatore Federico II di Svevia che lo nominò Vicario Imperiale in Lombardia e segnò con questo suo ufficio la fine di ogni libertà comunale, sottomettendo i Comuni alla sua volontà.
Nel 1233 Ezzelino da Romano distrusse il castello di Caldiero, in provincia di Verona, esistente sul Monte Rocca. L'imperatore nel 1236 gli concesse una guarnigione per metterlo al sicuro dai moti e dalle minacce popolari che serpeggiavano nei domini soggetti agli Ezzelini. Lo stesso anno Federico saccheggiò Vicenza e ne dette il governo a Ezzelino, il quale, nel 1237, si fece consegnare anche Padova, città molto più forte, più ricca e potente delle due che già controllava. Per domare questa città, che era avvezza a tutte le libertà dei regimi popolari, fece arrestare tutti coloro che per cultura, per casato e per benemerenze avevano acquistato la stima della cittadinanza. Ordinò che le case dei carcerati e dei fuoriusciti fossero rase al suolo e che i giovani rimasti in città dovessero entrare in corpi di leva, per non sfuggire al suo controllo e alla terribile disciplina del "mestiere delle armi".
Il 22 maggio 1238, giorno di Pentecoste, nella Basilica di San Zeno (Verona), Ezzelino III sposò dunque Selvaggia, figlia dell'imperatore Federico II. Divenne così, con l'appoggio dell'imperatore e dei suoi consiglieri (fra cui l'astrologo Guido Bonatti), vicario imperiale per tutti i paesi tra le Alpi di Trento e il fiume Oglio. Tutta quest'area, del resto, era già di fatto sotto la giurisdizione di Ezzelino che s'era guadagnato l'obbedienza dei suoi sudditi grazie alla sua efferatezza e alle sue più raffinate crudeltà. Fece una volta murare le porte delle prigioni, rigurgitanti di tanti suoi avversari, e le grida degli affamati - che generavano terrore in tutta la città - sembra che procurassero al tiranno uno speciale piacere, mentre in un sol giorno, nel 1239, assistette come ad uno spettacolo al supplizio di diciotto padovani nel Pra della Valle.
La morte nel 1250 di Federico II non comportò la fine di Ezzelino III. Accusato di efferatezze e di eresia, nel 1254 fu scomunicato da papa Alessandro IV, al secolo Rinaldo Segni, grande avversario della fazione ghibellina, che sperava di sbarazzarsi in tal modo di un formidabile ostacolo alla sua politica anti-imperiale. Nel mese di marzo 1256 Azzo VII d'Este, podestà a vita di Ferrara, ricevette da Filippo, arcivescovo di Ravenna, l'incarico di condurre una "crociata" contro Ezzelino, padrone assoluto di Verona, Vicenza, Padova, Feltre e Belluno, mentre Treviso era sotto il dominio di suo fratello Alberico. Solo Trento, conquistata da Ezzelino III nel 1241, era nel frattempo riuscita stabilmente a liberarsi nel 1255. Alla "crociata" contro Ezzelino III parteciparono, partendo dalla Torre delle Bebbe, il presidio veneziano, i soldati di Venezia, Bologna, Mantova, il conte di San Bonifacio e molti altri signori. Mentre Ezzelino era occupato nella conquista di Brescia, i "crociati" di Azzo VII si impadronirono il 19 giugno 1256 di Padova, anche perché Ezzelino, diffidando dei 10.000 padovani coscritti nelle sue milizie, li aveva fatti chiudere dapprima nell'anfiteatro di Verona, poi a piccoli gruppi nelle prigioni dei suoi vari domini e in pochi giorni se ne era disfatto, lasciandone uno solo in vita. I "crociati" dal canto loro non seppero profittare del loro vantaggio nel corso della prima fase della guerra contro Ezzelino III, perché le loro forze erano sparse e i loro signori divisi. Per ben due anni si trascinò pertanto una guerra di agguati e di mischie sanguinose, durante i quali Ezzelino III riuscì a impadronirsi di Brescia nel 1258.
Le amicizie e le alleanze sulle quali Ezzelino III da Romano contava, gradatamente gli vennero comunque meno e se il fratello (con cui era entrato in litigio nel 1239) si riaccostò a lui, vecchi alleati e amici - come Oberto II Pallavicino - finirono col raggiungere le file dei "crociati", promettendo danaro e uomini per abbattere il tiranno. Ghibellini e guelfi si trovarono così uniti e una peculiare alleanza fu dunque stretta tra le due fazioni l'11 giugno 1259. Che le ragioni dello scontro fossero però essenzialmente politiche ce lo dimostra il fatto che Ezzelino fosse invocato dai ghibellini di Milano per contrastare i guelfi. Passò pertanto l'Oglio e l'Adda con un forte esercito, per tentare di impadronirsi di Monza e di Trezzo. Il popolo milanese a sua volta rispose armandosi e andandogli incontro. Oberto II Pallavicino a capo dei cremonesi, il marchese d'Este a capo dei ferraresi e dei mantovani, si impadronirono di Cassano d'Adda e tagliarono ogni possibilità di ritirata a Ezzelino. Ezzelino III fu quindi sconfitto dopo una strenua battaglia a Cassano d'Adda il 27 settembre del 1259 dalla lega guelfa di Azzo VII d'Este e morì pochissimo tempo dopo, a 65 anni di età, in seguito alle gravi ferite riportate. Catturato e portato a Soncino, nei pressi di Cremona, spirò così come era vissuto: rifiutando sacramenti e medicine. Strappatesi le fasciature, morì dissanguato, senza alcuna pietà neppure per se stesso.”
(Estratto dalla “Historia Hominum Venetiorum” di Magistro Lorenzo dalle Fratte)
Dopo la morte del tiranno, le città si riorganizzano, e con esse i loro abitanti “notturni” (o forse è più esatto dire che i Vampiri si riorganizzano, e di riflesso condizionano i mortali).
Verona, unica tra tutte, rimane di orientamento politico ghibellino, con un forte legame all’Imperatore di Germania, grazie alla notevole influenza Ventrue sulla città, Ventrue che invece vengono quasi completamente scacciati dalle altre città, che hanno un rigetto verso quella fazione politica.
Più di tutte Treviso, Feltre e Belluno, entrano nell’orbita guelfa, e in queste città i Lasombra la fanno da padroni, rafforzando i legami con Roma.
Venezia, che non era stata soggetta al giogo di Ezzelino, mantiene la sua indipendenza, guardando più al mare che alla terra, e mantiene un forte legame con Bisanzio e l’Impero Romano d’Oriente, laddove la città è retta da una sorta di Consiglio di Anziani di vari Clan, solo nominalmente guidati da un Doge scelto dal Consiglio.
Padova, che più di tutte aveva sofferto la dittatura ghibellina, ma che era parimenti ostile alla ingombrante presenza della Chiesa Romana, fa forza sulla sua università e sugli ideali di preminenza della Cultura e delle Arti, cercando di rivivere il sogno di Cartagine, con una mai celata ammirazione per quanto fatto dallo “stupor mundi” Federico II. Il potere cittadino promana più dalla sede universitaria che dalle stanze della politica ufficiale, tuttavia la città non ha un vero e proprio governo piramidale quanto più una sorta di “democrazia” in stile ateniese, con cariche elettive ed assemblea pubbliche.
In questa situazione politica ed ambientale nascono movimenti unificatori, che vorrebbero una sorta di Confederazione tra Città Vampiriche del Veneto, in aggiunta alle spinte più classiche verso l’orbita Papale o Imperiale ed a movimenti autonomisti e conservatori che dopo l’esperienza del dominio Da Romano preferiscono che ogni Dominio resti autonomo.
Oltre alla incerta situazione politica, i Fratelli del Veneto si trovano ad affrontare due ulteriori minacce al loro potere ed alla stabilità: l’Inquisizione, che per qualche motivo ha aperto una sede a Bassano del Grappa, e le voci di alcune morti misteriose che alcuni legano ad una malattia del sangue che infetta i mortali ma uccide i vampiri mentre altri associano a stregoneria o potenti rituali di maledizione, preludio di una invasione dall’Europa Centrale o dal Medio-Oriente.
Alla luce di queste circostanza, i Vampiri del Veneto si troveranno, volenti o nolenti, a doversi confrontare, e a collaborare tra loro per sconfiggere i nemici comuni, oppure a scontrarsi ferocemente per sopravvivere.
Benvenuto in mia casa… Entrate e lasciate un po' della felicità che arrecate…

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